Salta al contenuto

Blog giuridico

Errore durante il parto: quando madre e bambino hanno diritto al risarcimento?

Errore durante il parto: quando madre e bambino hanno diritto al risarcimento?

Un errore durante il parto può dare diritto al risarcimento sia alla madre sia al bambino quando una condotta sanitaria non corretta ha causato un danno che, con un’assistenza adeguata e tempestiva, sarebbe stato evitato o sarebbe stato meno grave.

Sono l’Avv. Stefano Ruocco e mi occupo di responsabilità sanitaria. Nei danni da parto è importante chiarire subito un punto: madre e bambino possono essere danneggiati dallo stesso evento, ma i loro diritti al risarcimento sono distinti.

Questo significa che responsabilità, conseguenze e danni devono essere valutati separatamente.

Hai bisogno di assistenza per ottenere il risarcimento da errore medico?

Contattami:
Tel: 081 091 03 46 | Cellulare: 339 850 14 36.

Sono l’Avv. Stefano Ruocco e il mio Studio Legale offre assistenza legale alle vittime di malasanità, anche gratuita con il patrocinio a spese dello Stato, se ricorrono i requisiti di legge.

Quando un errore durante il parto diventa malasanità?

Una complicanza durante il parto non significa automaticamente che sia stato commesso un errore medico. Occorre verificare se ginecologo, ostetrica, neonatologo e struttura sanitaria abbiano agito secondo le conoscenze scientifiche e le buone pratiche applicabili al caso concreto.

L’art. 5 della Legge 8 marzo 2017, n. 24, la cosiddetta Legge Gelli-Bianco, stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie devono attenersi, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali.

In un parto problematico, quindi, la domanda giuridicamente corretta non è semplicemente: “Si è verificato un danno?”

Bisogna chiedersi: “Quel danno si sarebbe verificato anche se l’assistenza fosse stata corretta e tempestiva?”

Quali errori durante il parto possono comportare un risarcimento?

La responsabilità può derivare da un singolo errore oppure da una sequenza di decisioni e omissioni.

Tra le situazioni che richiedono una verifica medico-legale rientrano:

  • mancato o insufficiente monitoraggio delle condizioni materne o fetali;
  • ritardo nell’individuazione di una situazione di emergenza;
  • decisione tardiva di modificare la modalità del parto;
  • manovre ostetriche non correttamente eseguite;
  • gestione inadeguata di un’emorragia o di altra complicanza materna;
  • ritardo nell’assistenza o nella rianimazione neonatale;
  • problemi organizzativi della struttura che incidono sui tempi delle cure.

L’errore, però, rappresenta soltanto il primo elemento. Per ottenere il risarcimento occorre dimostrare anche il danno e il collegamento causale tra quella condotta e le conseguenze subite.

Danno alla madre e danno al bambino: perché devono essere distinti?

Madre e bambino sono due soggetti danneggiati diversi. Una stessa condotta sanitaria può produrre conseguenze differenti e quindi generare pretese risarcitorie autonome.

SoggettoDanno da verificarePossibile conseguenza
MadreLesione causata o aggravata dall’erroreDanno biologico e altri danni provati
BambinoLesione verificatasi durante il partoDanno biologico e necessità assistenziali future
GenitoriDanno proprio conseguente a gravissime lesioni o morteDanno non patrimoniale, se ne ricorrono i presupposti

Il risarcimento della madre

La madre può chiedere il risarcimento quando la gestione sanitaria del parto provoca una lesione personale evitabile oppure aggrava una complicanza che avrebbe potuto essere trattata diversamente.

Devono essere considerate sia le conseguenze temporanee sia gli eventuali postumi permanenti.

Se ne ricorrono i presupposti possono assumere rilievo anche le spese sostenute, la perdita reddituale e le ulteriori conseguenze non patrimoniali concretamente dimostrate.

Il risarcimento del bambino

Il bambino può essere titolare di una propria richiesta risarcitoria quando l’errore commesso durante il travaglio, il parto o nell’immediata assistenza neonatale ha provocato una lesione.

Nei casi più gravi il danno può comportare necessità terapeutiche e assistenziali destinate a protrarsi per molti anni.

Per questo la valutazione non può limitarsi alla percentuale di invalidità. Occorre considerare anche, quando provati:

  • cure e riabilitazione future;
  • assistenza personale;
  • ausili e adattamenti necessari;
  • perdita o riduzione della futura capacità lavorativa;
  • ulteriori conseguenze patrimoniali legate alla disabilità.

Come si dimostra che il danno è stato causato dal parto?

La presenza di una grave disabilità dopo la nascita non dimostra, da sola, la responsabilità dei sanitari. Il passaggio decisivo è stabilire l’origine del danno e verificare se una condotta diversa avrebbe probabilmente evitato o ridotto le conseguenze.

Nella responsabilità civile sanitaria il nesso causale viene valutato secondo il criterio del “più probabile che non”.

La Cassazione civile, Sez. III, con la sentenza n. 11789 del 9 giugno 2016, si è occupata proprio di danni cerebrali da ipossia riportati da un neonato e collegati a un presunto ritardo nell’esecuzione del parto.

La Corte ha chiarito che il danneggiato deve dimostrare il nesso causale, ma tale prova può ritenersi raggiunta quando non vi sia certezza di una diversa causa naturale o genetica e risulti più probabile che un intervento tempestivo o differente avrebbe evitato il danno.

È un principio fondamentale: non basta individuare l’errore, bisogna ricostruire cosa sarebbe probabilmente accaduto senza quell’errore.

Cartella clinica incompleta: può incidere sulla prova?

Sì. Una documentazione sanitaria lacunosa non può automaticamente ritorcersi contro il paziente quando proprio quelle omissioni impediscono di ricostruire correttamente quanto accaduto.

Nei danni da parto questo aspetto può essere particolarmente importante, perché pochi minuti possono separare una situazione clinica ancora gestibile da una grave emergenza.

La Cassazione, con la sentenza n. 3847 del 17 febbraio 2011, ha affrontato un caso di grave asfissia neonatale conseguente al ritardo nell’esecuzione del cesareo, attribuendo rilievo anche alla mancata esecuzione del tracciato cardiotocografico nell’imminenza del parto.

Successivamente, Cass. civ., Sez. III, n. 6209 del 31 marzo 2016, ha ribadito che la difettosa tenuta della cartella clinica non deve pregiudicare il paziente quando rende impossibile la prova diretta di circostanze rilevanti.

Per questo, nella valutazione di un possibile errore durante il parto, verifico non soltanto ciò che compare nella documentazione, ma anche ciò che avrebbe dovuto essere documentato e non lo è stato.

Il paziente deve conoscere esattamente quale errore è stato commesso?

Non sempre è possibile individuare subito ogni errore tecnico. Alcune criticità possono emergere soltanto dopo l’analisi della cartella clinica e una consulenza specialistica.

La Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 7074 del 15 marzo 2024, relativa proprio alla tardiva esecuzione di un parto cesareo, ha chiarito che non può essere imposto al danneggiato di individuare fin dall’inizio aspetti tecnici conoscibili soltanto dagli specialisti.

Nel caso esaminato erano emersi durante l’accertamento peritale ulteriori profili riguardanti il funzionamento dell’apparecchiatura cardiotocografica e l’assistenza successiva alla nascita.

Questo principio è rilevante perché consente di esaminare l’intera catena assistenziale, senza ridurre artificialmente il caso a un singolo gesto medico.

Chi risponde dell’errore commesso durante il parto?

L’art. 7 della Legge n. 24/2017 prevede che la struttura sanitaria pubblica o privata risponda, ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., delle condotte dolose o colpose dei professionisti sanitari dei quali si avvale.

La responsabilità può quindi riguardare anche l’organizzazione dell’ospedale, non soltanto l’operato del singolo professionista.

Questo assume particolare importanza quando il danno dipende, ad esempio, dalla mancata disponibilità tempestiva di personale, apparecchiature o risorse necessarie a gestire un’emergenza ostetrica.

Cosa succede se il bambino muore a causa dell’errore?

Quando viene dimostrato che la morte è conseguenza dell’errore sanitario, i familiari possono chiedere il risarcimento dei danni propri derivanti dalla perdita.

Un importante chiarimento è arrivato recentemente dalla Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 26826 del 6 ottobre 2025.

La Corte ha affermato che anche la perdita del concepito, quando imputabile a omissioni o ritardi dei sanitari, determina un danno da perdita del rapporto parentale. La sua liquidazione deve considerare concretamente sia la sofferenza interiore sia le conseguenze sulla vita dei familiari, secondo i criteri indicati dalla Cassazione.

Come valuto un possibile errore durante il parto?

Prima di chiedere un risarcimento ricostruisco la vicenda clinica e verifico se esiste una base medico-legale concreta. Nei danni da parto una causa avviata senza questa verifica rischia di confondere un esito drammatico con una responsabilità effettivamente dimostrabile.

Normalmente occorre:

  1. acquisire la documentazione sanitaria completa della madre e del bambino;
  2. ricostruire cronologicamente travaglio, parto e assistenza successiva;
  3. sottoporre il caso a valutazione medico-legale e specialistica;
  4. individuare eventuali condotte non corrette;
  5. verificare il nesso causale e quantificare separatamente i danni.

Prima del giudizio, l’art. 8 della Legge n. 24/2017 prevede inoltre il previo esperimento della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c., salva l’alternativa della mediazione prevista dalla stessa disposizione.

Nel mio studio legale, quando esamino un caso di errore durante il parto, parto quindi dai documenti e dalla ricostruzione medico-legale: è lì che si può distinguere una complicanza inevitabile da un danno che poteva essere evitato.

FAQ sull’errore durante il parto

Se la madre e il bambino hanno subito entrambi un danno, devono presentare la stessa richiesta?

I fatti possono essere gli stessi, ma i danni devono essere individuati e quantificati separatamente. La madre chiede il risarcimento delle conseguenze che ha personalmente subito; il bambino è titolare del diritto al risarcimento delle proprie lesioni.

Un indice di Apgar basso dimostra da solo che è stato commesso un errore?

No. È un dato clinico importante, ma non dimostra automaticamente né la colpa dei sanitari né l’origine del danno. Deve essere valutato insieme all’intera documentazione relativa alla gravidanza, al travaglio, al parto e alle condizioni neonatali.

Se il danno del bambino può avere anche una causa genetica, il risarcimento è escluso?

Non automaticamente. Occorre confrontare le diverse possibili cause sulla base delle evidenze disponibili. Il problema giuridico è stabilire se la condotta contestata abbia causato il danno secondo il criterio civilistico del “più probabile che non”.

Le future spese di assistenza di un bambino gravemente disabile possono essere risarcite?

Possono essere considerate se risultano conseguenza dell’errore e vengono adeguatamente provate. Nei casi di disabilità grave la quantificazione deve tenere conto anche delle esigenze assistenziali e terapeutiche future, non soltanto dell’invalidità biologica.

Un problema organizzativo dell’ospedale può essere rilevante anche se i singoli medici hanno agito correttamente?

Sì. La responsabilità della struttura può riguardare anche carenze organizzative proprie. Occorre però dimostrare che quella carenza abbia avuto un’effettiva incidenza causale sul danno verificatosi.

Aggiornamenti legali nella tua casella

Novità normative, sentenze e guide pratiche selezionate dall’Avv. Ruocco. Niente spam.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Raccontaci il tuo caso

Ogni situazione è diversa. Spiega in poche righe di cosa hai bisogno: valuteremo il problema e ti risponderemo con chiarezza.

Studio
Via Simone Martini 66
Napoli
Telefono
Mobile/WhatsApp
Orari
Lun – Ven: 9:00 – 12.30 e 15:00 – 19:00

    Autorizzo

    Tel. fisso Cellulare E-mail WhatsApp

    Hai bisogno di assistenza?