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Biopsia sbagliata: cosa fare e quando è malasanità

Biopsia sbagliata: cosa fare e quando è malasanità

Se sospetti che una biopsia sia stata interpretata male o che il campione sia stato scambiato, non basta avere due referti diversi per parlare di malasanità. Occorre verificare dove si è prodotto l’errore, conservarne le prove e dimostrare che abbia causato un danno concreto.

Sono l’Avv. Stefano Ruocco e mi occupo di responsabilità sanitaria. In questi casi il punto decisivo è distinguere una possibile discordanza diagnostica da un errore imputabile alla struttura sanitaria o al professionista.

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Sono l’Avv. Stefano Ruocco e il mio Studio Legale offre assistenza in materia di risarcimento danni da malasanità, anche gratuita con il patrocinio a spese dello Stato, se ricorrono i requisiti di legge.

Biopsia sbagliata: cosa fare subito?

Se una nuova biopsia, un intervento chirurgico o un secondo esame istologico mette in dubbio il primo referto, la priorità è non disperdere le prove.

Ti consiglio di acquisire:

  • il primo referto anatomopatologico;
  • la documentazione relativa al prelievo bioptico;
  • la cartella clinica completa;
  • i referti e gli esami successivi;
  • l’eventuale referto operatorio;
  • la documentazione delle terapie eseguite;
  • le informazioni necessarie per individuare vetrini e blocchetti istologici conservati dalla struttura.

Non è prudente formulare immediatamente accuse contro medici o laboratorio. Prima bisogna ricostruire tecnicamente che cosa è successo al campione e quali conseguenze ha prodotto sul paziente.

Quando una biopsia sbagliata diventa malasanità?

Una diagnosi istologica successivamente smentita non determina automaticamente una responsabilità sanitaria.

L’errore diventa giuridicamente rilevante quando emerge una condotta colposa e questa condotta provoca un danno.

Può trattarsi, ad esempio, di:

  • errore nell’identificazione o nella gestione del campione;
  • attribuzione del materiale biologico al paziente sbagliato;
  • errore evitabile nella lettura anatomopatologica;
  • mancata esecuzione degli approfondimenti richiesti da un risultato dubbio;
  • ritardo diagnostico provocato da un referto erroneamente negativo;
  • trattamento non necessario conseguente a una diagnosi erroneamente positiva.

La distinzione è importante. Una biopsia può non individuare una patologia anche senza che vi sia necessariamente colpa, per esempio quando il tessuto prelevato non è rappresentativo della lesione.

Per parlare di responsabilità sanitaria bisogna quindi ricostruire il caso concreto.

Campione scambiato ed errore di diagnosi non sono la stessa cosa

Questa distinzione aiuta a capire dove deve concentrarsi l’accertamento.

ProblemaCosa deve essere verificatoPossibile danno
Errore di interpretazioneCorrettezza della lettura del materialeDiagnosi o terapia errata
Errore di identificazioneTracciabilità e attribuzione del campioneCura riferita a un altro paziente
Esame non conclusivo gestito maleNecessità di ulteriori accertamentiRitardo diagnostico

In un errore interpretativo il campione può appartenere effettivamente al paziente, ma essere stato letto in modo non corretto. Nello scambio, invece, il problema nasce prima: diagnosi e materiale biologico non appartengono alla stessa persona.

Giuridicamente cambia anche il tipo di accertamento necessario.

Biopsia errata: non basta dimostrare l’errore

Questo è uno dei punti più importanti.

Per ottenere il risarcimento occorre dimostrare non soltanto che qualcosa sia andato storto, ma che senza quell’errore il danno probabilmente non si sarebbe verificato, oppure avrebbe avuto conseguenze meno gravi.

La Cassazione civile, con l’ordinanza n. 5922 del 5 marzo 2024, ha ribadito che nella responsabilità sanitaria il nesso causale viene accertato secondo il criterio della preponderanza dell’evidenza, comunemente sintetizzato nella formula del “più probabile che non”.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 25825 del 27 settembre 2024, ha inoltre precisato che il giudizio deve confrontare quanto realmente accaduto con ciò che sarebbe verosimilmente successo adottando la condotta sanitaria corretta.

In concreto, bisogna quindi chiedersi: se la biopsia fosse stata corretta, quel danno sarebbe stato evitato?

Quali danni può provocare una biopsia sbagliata?

Le conseguenze possono essere molto diverse.

Un risultato erroneamente positivo può portare a un intervento o a trattamenti non necessari. Un risultato erroneamente negativo può invece ritardare l’individuazione della malattia e l’inizio delle cure.

A seconda del caso concreto possono assumere rilievo:

  • lesioni conseguenti a interventi non necessari;
  • aggravamento della patologia per ritardo diagnostico;
  • necessità di cure successivamente più invasive;
  • danno biologico temporaneo o permanente;
  • sofferenza morale documentabile;
  • conseguenze patrimoniali e lavorative;
  • perdita di una concreta possibilità di ottenere un risultato terapeutico migliore.

Su quest’ultimo punto, la Cassazione civile n. 16326 del 17 giugno 2025 ha ribadito che la perdita di chance richiede una possibilità perduta seria, concreta e apprezzabile: non basta una possibilità meramente teorica.

Chi risponde dell’errore?

L’errore può dipendere dal singolo professionista, ma può anche essere un problema organizzativo della struttura.

L’art. 7 della Legge 8 marzo 2017, n. 24 stabilisce che la struttura sanitaria pubblica o privata risponde, secondo gli artt. 1218 e 1228 c.c., delle condotte dolose o colpose dei professionisti di cui si avvale.

Questo assume particolare importanza quando l’errore riguarda procedure interne come identificazione, movimentazione, conservazione o associazione del campione al paziente.

La stessa Cassazione, con l’ordinanza n. 21511 del 31 luglio 2024, ha confermato che il paziente deve dimostrare il collegamento causale tra l’inadempimento sanitario e il danno lamentato.

Come si verifica concretamente una biopsia contestata?

Il referto è soltanto una parte della ricostruzione.

Quando esistono elementi concreti di dubbio, può essere necessario sottoporre la documentazione sanitaria e il materiale disponibile a una valutazione specialistica indipendente.

L’obiettivo non è semplicemente ottenere un’altra opinione. Bisogna capire:

  1. se il materiale esaminato fosse adeguato;
  2. se la diagnosi fosse compatibile con ciò che risultava dal campione;
  3. se fossero necessari ulteriori approfondimenti;
  4. se vi siano anomalie nell’identificazione o nella gestione del materiale;
  5. quali conseguenze cliniche siano derivate dall’eventuale errore.

Solo dopo questa ricostruzione ha senso valutare una richiesta risarcitoria.

Come chiedere il risarcimento per una biopsia sbagliata?

Nei casi che seguo come avvocato per malasanità, parto dalla documentazione sanitaria e dalla valutazione medico-legale e specialistica. Una richiesta di risarcimento costruita soltanto sulla discordanza tra due referti rischia infatti di essere insufficiente.

Se emergono elementi tecnici compatibili con una responsabilità, occorre individuare i soggetti coinvolti, ricostruire il danno e formalizzare la richiesta.

Per le controversie di responsabilità sanitaria, l’art. 8 della Legge n. 24/2017 prevede inoltre, prima del giudizio, l’esperimento del procedimento di consulenza tecnica preventiva previsto dall’art. 696-bis c.p.c., ferma l’alternativa della mediazione prevista dalla stessa disposizione.

Per chi si trova a Napoli, il mio studio può esaminare la documentazione sanitaria e valutare, insieme ai professionisti medici necessari, se esistono i presupposti tecnici e giuridici per una richiesta di risarcimento.

FAQ sulla biopsia sbagliata

Posso chiedere il risarcimento anche se l’errore è stato scoperto prima di iniziare le cure?

Dipende dalle conseguenze effettivamente subite. L’errore diagnostico, da solo, non determina automaticamente un risarcimento: occorre individuare e provare un danno causalmente collegato all’errore.

Cosa succede se non si riesce a capire in quale fase è avvenuto lo scambio del campione?

L’impossibilità di individuare immediatamente il singolo passaggio non significa necessariamente che il caso non possa essere ricostruito. Devono essere esaminate la documentazione sanitaria, l’organizzazione della struttura e la tracciabilità del materiale disponibile.

Una diagnosi oncologica poi smentita dà automaticamente diritto al risarcimento?

No. Bisogna distinguere l’errore colposo da una diagnosi ragionevolmente formulata sulla base degli elementi disponibili e dimostrare quali conseguenze concrete abbia provocato la diagnosi errata.

Posso agire contro l’ospedale anche se non conosco il nome di chi ha commesso l’errore?

In linea generale, sì: la responsabilità della struttura sanitaria ha una propria disciplina ai sensi dell’art. 7 della Legge n. 24/2017. La possibilità di agire e i soggetti da coinvolgere devono comunque essere valutati sulla documentazione del singolo caso.

Se la biopsia sbagliata ha soltanto ritardato la terapia, esiste comunque un danno risarcibile?

Può esistere se si dimostra che il ritardo ha prodotto conseguenze concrete: per esempio un aggravamento, cure più invasive, peggiori condizioni di vita o, nei rigorosi presupposti individuati dalla giurisprudenza, la perdita di una seria e apprezzabile possibilità di ottenere un risultato migliore.

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