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Separazione

Esiste una tabella di calcolo per l’assegno di mantenimento dei figli?

Non esiste una tabella nazionale obbligatoria che stabilisce in modo automatico l’assegno di mantenimento dei figli. L’importo si calcola valutando redditi dei genitori, esigenze dei figli, tempi di permanenza e tenore di vita precedente alla separazione.

Tabella assegno di mantenimento figli: esiste davvero?

La risposta corretta è: non esiste una tabella unica valida per tutti. Il giudice non applica un importo fisso uguale per ogni famiglia. Valuta il caso concreto.

Il riferimento principale è l’art. 337-ter, comma 4, codice civile, secondo cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in proporzione al proprio reddito.

L’assegno viene determinato considerando:

• esigenze attuali del figlio;
• tenore di vita goduto durante la convivenza familiare;
• tempi di permanenza presso ciascun genitore;
• risorse economiche di entrambi i genitori;
• valore economico dei compiti di cura svolti da ciascun genitore.

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Sono l’Avv. Stefano Ruocco e il mio Studio Legale offre assistenza in materia di separazione, divorzio e diritto di famiglia, anche con patrocinio a spese dello Stato quando ricorrono i requisiti di legge.

Come si calcola l’assegno di mantenimento dei figli

Il calcolo non si fa solo guardando lo stipendio.

Per stabilire un importo corretto bisogna verificare:

• reddito netto mensile di ciascun genitore;
• eventuali bonus, premi, rendite o entrate extra;
• canoni di locazione pagati o percepiti;
• mutui e finanziamenti;
• spese ordinarie dei figli;
• spese straordinarie prevedibili;
• tempo effettivo trascorso con ciascun genitore;
• disponibilità patrimoniali, anche se non risultano dallo stipendio.

Come Avv. Stefano Ruocco, valuto sempre il quadro completo. Limitarsi alla busta paga può portare a un assegno sbagliato.

Esempio di criteri usati per determinare l’importo

In una separazione con figli, l’assegno può essere più alto quando:

• un genitore ha reddito molto superiore all’altro;
• i figli vivono prevalentemente con un solo genitore;
• ci sono spese scolastiche o sanitarie importanti;
• il genitore collocatario sostiene la maggior parte della cura quotidiana;
• i figli avevano un tenore di vita elevato prima della separazione.

Può invece essere più contenuto quando:

• i redditi dei genitori sono simili;
• i tempi di permanenza sono molto equilibrati;
• entrambi contribuiscono direttamente alle spese;
• non vi sono costi particolari o ricorrenti;
• le esigenze dei figli sono ordinarie e documentabili.

Mantenimento diretto e assegno mensile: qual è la differenza?

Il mantenimento può avvenire in due modi.

Assegno mensile

È la somma che un genitore versa all’altro per contribuire alle spese ordinarie dei figli.

Di solito copre:

• vitto;
• abbigliamento ordinario;
• mensa;
• cancelleria scolastica ricorrente;
• medicinali da banco;
• quota delle utenze e delle spese domestiche.

Mantenimento diretto

Ogni genitore paga direttamente alcune spese quando i figli sono con lui.

Il mantenimento diretto funziona solo se:

• i genitori collaborano;
• i tempi con i figli sono ben distribuiti;
• le spese sono tracciabili;
• non c’è conflitto sulla gestione quotidiana.

Se manca collaborazione, l’assegno mensile è spesso più chiaro e sicuro.

Spese ordinarie e spese straordinarie dei figli

Uno degli errori più comuni è confondere assegno mensile e spese extra.

L’assegno ordinario copre le esigenze normali e prevedibili della vita quotidiana.

Le spese straordinarie, invece, sono costi ulteriori, spesso occasionali o rilevanti.

Rientrano spesso tra le spese straordinarie:

• cure mediche specialistiche;
• dentista e ortodonzia;
• occhiali da vista;
• sport agonistico;
• viaggi di istruzione;
• università;
• lezioni private;
• dispositivi informatici necessari per la scuola.

Molti Tribunali usano protocolli o linee guida locali per distinguere le spese ordinarie da quelle straordinarie. Per questo l’accordo deve essere scritto bene.

Cosa dice la Cassazione sui criteri di calcolo?

La Cassazione ha ribadito più volte che il mantenimento dei figli deve rispettare il principio di proporzionalità. Con Cass. civ., sez. I, ordinanza n. 2536/2024, è stato chiarito che i figli non possono essere penalizzati solo perché i genitori non vivono più insieme.

Con Cass. civ., sez. I, ordinanza n. 19288/2025, è stato confermato che l’assegno deve essere valutato in base ai redditi attuali dei genitori e alle loro reali capacità economiche.

Questo significa che non basta applicare una percentuale astratta. Serve una valutazione concreta.

Figli maggiorenni: si paga ancora il mantenimento?

Sì, se il figlio maggiorenne non è economicamente autosufficiente.

Il riferimento è l’art. 337-septies c.c., che consente al giudice di disporre un assegno periodico in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente.

Bisogna però valutare:

• età del figlio;
• percorso di studi;
• eventuale lavoro;
• capacità concreta di mantenersi;
• impegno nella ricerca di autonomia.

Il mantenimento non è automatico per sempre.

Quando si può modificare l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento può essere modificato se cambiano in modo stabile le condizioni.

Può accadere, ad esempio, quando:

• un genitore perde il lavoro;
• un genitore aumenta molto il reddito;
• cambiano i tempi di permanenza dei figli;
• aumentano le spese scolastiche o sanitarie;
• il figlio diventa maggiorenne e lavora;
• uno dei genitori si trasferisce.

La modifica non deve essere fatta verbalmente. Serve un accordo formalizzato o un provvedimento del giudice.

Hai bisogno di calcolare l’assegno di mantenimento dei figli?

Se devi separarti e vuoi capire quale importo è corretto, non affidarti a tabelle generiche trovate online.

Ogni famiglia ha numeri, esigenze e responsabilità diverse.

Posso aiutarti a valutare:

• redditi reali dei genitori;
• spese ordinarie e straordinarie;
• tempi di permanenza dei figli;
• assegno sostenibile;
• accordo da inserire nella separazione.

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Domande frequenti sulla tabella assegno di mantenimento figli

Esiste una tabella ufficiale per l’assegno di mantenimento dei figli?

No. Non esiste una tabella nazionale obbligatoria con importi fissi. Il calcolo si basa sui criteri dell’art. 337-ter c.c. e sulla situazione concreta della famiglia.

Quanto deve pagare un padre per il mantenimento dei figli?

Dipende da reddito, numero dei figli, tempi di permanenza, spese e tenore di vita precedente. Non esiste una cifra valida per tutti.

L’assegno cambia se i figli stanno molto tempo con entrambi i genitori?

Sì, i tempi di permanenza incidono sul calcolo. Se un genitore sostiene molte spese direttamente, l’assegno può essere ridotto, ma non è automatico.

Le spese straordinarie sono comprese nell’assegno mensile?

Di regola no. Le spese straordinarie vengono ripartite separatamente, spesso al 50% oppure in proporzione ai redditi dei genitori.

Se il reddito cambia, si può modificare l’assegno?

Sì. Se il cambiamento è serio e stabile, si può chiedere la modifica delle condizioni di separazione o divorzio.

Il mantenimento spetta anche ai figli maggiorenni?

Sì, se non sono economicamente autosufficienti. Tuttavia, il diritto non dura automaticamente per sempre e va valutato caso per caso.

Chi decide l’importo dell’assegno nella separazione consensuale?

Nella separazione consensuale lo decidono i genitori con l’assistenza dell’Avvocato. Il giudice verifica che l’accordo tuteli davvero i figli.

Posso usare una tabella online per calcolare l’assegno?

Puoi usarla solo come orientamento iniziale. Per un importo corretto servono documenti, redditi reali, spese e valutazione legale del caso concreto.

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