Il divorzio con negoziazione assistita può essere molto rapido: in molti casi si conclude in poche settimane, senza udienza in Tribunale, se entrambi i coniugi sono già separati e hanno raggiunto un accordo. Prima, però, devono essere trascorsi i termini di legge: 6 mesi dalla separazione consensuale oppure 12 mesi dalla separazione giudiziale.
Divorzio con negoziazione assistita: quanto tempo ci vuole davvero?
La risposta concreta è questa: se i coniugi sono già separati, sono d’accordo su tutto e i documenti sono pronti, il divorzio con negoziazione assistita può chiudersi indicativamente in 20-45 giorni.
I tempi possono diventare più lunghi se:
- ci sono figli minori;
- ci sono figli maggiorenni non economicamente autosufficienti;
- bisogna definire assegno divorzile, casa familiare o mantenimento;
- la Procura richiede integrazioni;
- il Comune impiega più tempo per annotare l’accordo nei registri di stato civile.
La negoziazione assistita è quindi una strada molto utile per i coniugi separati che vogliono divorziare in modo rapido, ordinato e senza affrontare una causa in Tribunale.
Prima regola: non si può divorziare subito dopo la separazione
Per ottenere il divorzio, anche con negoziazione assistita, bisogna rispettare i termini del cosiddetto divorzio breve, introdotto dalla Legge 6 maggio 2015, n. 55.
In pratica:
- se la separazione è stata consensuale, il divorzio può essere richiesto dopo 6 mesi;
- se la separazione è stata giudiziale, il divorzio può essere richiesto dopo 12 mesi;
- se la separazione era iniziata come giudiziale ma poi è diventata consensuale, occorre valutare attentamente da quale momento decorre il termine.
Il riferimento normativo principale è l’art. 3, comma 1, n. 2, lettera b), della Legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dalla Legge n. 55/2015.
Che cos’è il divorzio con negoziazione assistita?
La negoziazione assistita è una procedura prevista dall’art. 6 del Decreto-Legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito nella Legge 10 novembre 2014, n. 162.
Consente ai coniugi di raggiungere un accordo di divorzio con l’assistenza obbligatoria degli avvocati, senza depositare un normale ricorso in Tribunale.
Attenzione: nella negoziazione assistita familiare serve almeno un avvocato per ciascun coniuge. Non è corretto pensare che basti un solo avvocato comune per entrambi.
Quando conviene scegliere la negoziazione assistita per divorziare?
La negoziazione assistita conviene soprattutto quando i coniugi:
- sono già legalmente separati;
- vogliono evitare tempi e costi di una causa;
- hanno raggiunto un accordo sulle condizioni del divorzio;
- vogliono una procedura più riservata e meno conflittuale;
- desiderano chiudere rapidamente il rapporto matrimoniale;
- non vogliono comparire davanti al Giudice, salvo casi particolari.
È una soluzione particolarmente indicata per chi pensa:
“Siamo già separati, siamo d’accordo, vogliamo solo divorziare nel modo più veloce possibile.”
I tempi del divorzio con negoziazione assistita: schema pratico
1. Verifica dei termini dalla separazione
Prima verifico se sono già trascorsi:
- 6 mesi dalla separazione consensuale;
- 12 mesi dalla separazione giudiziale.
Se il termine non è ancora decorso, non si può chiudere il divorzio. Si può però iniziare a preparare la documentazione e impostare l’accordo.
2. Raccolta dei documenti
Di solito occorrono:
- documento di identità e codice fiscale dei coniugi;
- certificato o estratto dell’atto di matrimonio;
- provvedimento o accordo di separazione;
- certificati di residenza;
- stato di famiglia;
- documentazione reddituale, soprattutto se ci sono assegni o figli;
- eventuale documentazione relativa a figli minori, figli disabili o figli non economicamente autosufficienti.
Una raccolta documentale completa riduce molto il rischio di ritardi.
3. Redazione dell’accordo di divorzio
Gli avvocati redigono l’accordo, disciplinando gli aspetti necessari, come:
- scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
- eventuale assegno divorzile;
- eventuale assegno in unica soluzione;
- condizioni relative ai figli;
- spese straordinarie;
- casa familiare;
- ulteriori accordi patrimoniali consentiti dalla legge.
L’accordo deve essere chiaro, completo e sostenibile. Un accordo scritto male può creare problemi anche dopo il divorzio.
4. Firma della convenzione e dell’accordo
I coniugi sottoscrivono la convenzione di negoziazione assistita e l’accordo finale.
Gli avvocati devono anche dare atto:
- di aver tentato la conciliazione;
- di aver informato le parti della possibilità di ricorrere alla mediazione familiare;
- dell’importanza, in presenza di figli, che il minore conservi tempi adeguati con ciascun genitore.
5. Trasmissione alla Procura della Repubblica
L’accordo viene trasmesso al Procuratore della Repubblica competente.
Qui bisogna distinguere.
Se non ci sono figli minori o figli da tutelare
La Procura effettua un controllo e, se non rileva irregolarità, rilascia il nulla osta. In questi casi la procedura è normalmente più veloce.
Se ci sono figli minori o figli non autosufficienti
La Procura deve verificare che l’accordo sia conforme all’interesse dei figli. Se l’accordo è adeguato, viene rilasciata l’autorizzazione.
Se invece la Procura ritiene che l’accordo non tuteli adeguatamente i figli, o ritiene necessario ascoltarli, può trasmettere gli atti al Presidente del Tribunale. In questo caso i tempi si allungano.
Dopo il nulla osta o l’autorizzazione: cosa succede?
Una volta ottenuto il nulla osta o l’autorizzazione, l’accordo deve essere trasmesso all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto.
L’art. 6 D.L. 132/2014 prevede un termine di 10 giorni per questo adempimento.
La mancata trasmissione può comportare per l’avvocato una sanzione amministrativa da 2.000 a 10.000 euro.
Dopo l’annotazione nei registri dello stato civile, il divorzio produce i suoi effetti anche verso i terzi.
Quindi il divorzio è valido solo dopo l’annotazione in Comune?
L’accordo di negoziazione assistita, munito di nulla osta o autorizzazione, produce gli effetti dei provvedimenti giudiziali che definiscono il divorzio.
Tuttavia, l’annotazione presso lo stato civile è un passaggio essenziale per l’aggiornamento ufficiale dei registri.
Per questo è importante non fermarsi alla firma dell’accordo: la procedura deve essere completata correttamente fino alla comunicazione al Comune.
Si può fare la negoziazione assistita anche con figli?
Sì. Oggi la negoziazione assistita può essere utilizzata anche in presenza di:
- figli minori;
- figli maggiorenni incapaci;
- figli portatori di handicap grave;
- figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.
In questi casi, però, il controllo della Procura è più intenso, perché l’accordo deve rispettare l’interesse dei figli.
Se l’accordo è equilibrato, chiaro e ben costruito, la procedura può comunque restare rapida.
Quanto dura se ci sono figli minori?
In presenza di figli minori, i tempi dipendono molto dalla qualità dell’accordo e dalla Procura competente.
In linea pratica, se l’accordo tutela correttamente i figli, la procedura può concludersi in alcune settimane. Se invece ci sono condizioni poco chiare, assegni non motivati, tempi di visita confusi o documenti mancanti, la Procura può chiedere integrazioni o trasmettere gli atti al Tribunale.
Per questo, nei divorzi con figli, la velocità dipende soprattutto da una cosa: preparare bene l’accordo fin dall’inizio.
Quando la negoziazione assistita non è la strada giusta?
La negoziazione assistita non è la soluzione migliore quando:
- uno dei coniugi non vuole divorziare consensualmente;
- manca un accordo su assegno, figli o casa familiare;
- ci sono forti conflitti economici;
- uno dei coniugi nasconde redditi o patrimonio;
- ci sono situazioni di violenza, pressione o squilibrio grave tra le parti;
- è necessario un intervento urgente del Giudice.
In questi casi può essere necessario valutare un procedimento giudiziale.
Differenza tra divorzio in Comune e divorzio con negoziazione assistita
Il divorzio davanti all’Ufficiale dello Stato Civile può essere ancora più semplice, ma non è sempre possibile.
In genere, il divorzio in Comune non è adatto quando ci sono figli minori, figli non autosufficienti o accordi patrimoniali complessi.
La negoziazione assistita, invece, è più flessibile perché consente agli avvocati di costruire un accordo completo e giuridicamente sicuro.
Schema verticale: divorzio in Comune o negoziazione assistita?
Divorzio in Comune
Punto forte. Procedura semplice ed economica.
Quando è utile. Quando non ci sono figli da tutelare e non servono accordi complessi.
Limite principale. Non è adatto a situazioni familiari o patrimoniali più delicate.
Divorzio con negoziazione assistita
Punto forte. Permette di divorziare senza causa in Tribunale, con assistenza tecnica degli avvocati.
Limite principale. Richiede almeno un avvocato per parte e il controllo della Procura.
Quando è utile. Quando i coniugi sono d’accordo ma serve un accordo completo, anche con figli o condizioni economiche.
Divorzio in Tribunale
Quando è utile. Quando manca l’accordo o ci sono contestazioni importanti.
Punto forte. Il Giudice può decidere anche se uno dei coniugi non collabora.
Limite principale. Tempi normalmente più lunghi e maggiore conflitto.
L’accordo di negoziazione assistita si può modificare dopo il divorzio?
Sì, ma non basta cambiare idea.
Le condizioni stabilite con negoziazione assistita possono essere modificate se intervengono fatti nuovi e rilevanti, ad esempio:
- perdita del lavoro;
- aumento o riduzione importante del reddito;
- nuove esigenze dei figli;
- trasferimento;
- peggioramento delle condizioni economiche o personali;
- cambiamento stabile della situazione familiare.
La Cassazione ha chiarito che l’accordo di negoziazione assistita produce effetti analoghi ai provvedimenti giudiziali e può essere modificato in presenza dei presupposti previsti dalla legge. In particolare, la Cassazione civile, ordinanza n. 19388/2024, ha affermato che la modifica del contributo per il mantenimento dei figli fissato in sede di negoziazione assistita richiede una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche.
Questo significa che la negoziazione assistita è rapida, ma non è superficiale: l’accordo ha effetti seri e va scritto con attenzione.
Attenzione all’assegno divorzile
Se nel divorzio si discute di assegno divorzile, occorre valutare bene:
- redditi di entrambi i coniugi;
- durata del matrimonio;
- contributo dato alla vita familiare;
- eventuali rinunce lavorative;
- patrimonio;
- capacità lavorativa attuale;
- eventuale squilibrio economico.
Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 18287/2018, hanno chiarito che l’assegno divorzile può avere funzione assistenziale, compensativa e perequativa.
Più di recente, la Cassazione civile, ordinanza n. 300/2026, ha ribadito che la sola differenza di reddito non basta automaticamente: occorre verificare se lo squilibrio dipende anche da scelte e sacrifici compiuti durante il matrimonio nell’interesse della famiglia.
Si può prevedere un assegno divorzile in unica soluzione?
Sì. Con la negoziazione assistita, in caso di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, le parti possono prevedere anche un assegno in unica soluzione.
Il riferimento è l’art. 6, comma 3-bis, D.L. 132/2014, collegato all’art. 5, comma 8, Legge 898/1970.
È una soluzione delicata, perché può chiudere definitivamente i rapporti economici tra gli ex coniugi. Va valutata con molta prudenza.
Patrocinio a spese dello Stato per il divorzio
Il divorzio può essere seguito anche con il patrocinio a spese dello Stato, se ricorrono i requisiti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, in particolare dagli artt. 74 e seguenti.
In parole semplici, se il reddito rientra nei limiti di legge, la persona può essere assistita da un avvocato e il compenso viene posto a carico dello Stato.
Il mio studio legale valuta anche questa possibilità, perché l’accesso alla tutela legale non deve dipendere solo dalla disponibilità economica del momento.
Perché rivolgersi a un avvocato per un divorzio rapido?
Perché un divorzio rapido non deve essere un divorzio scritto male.
Un accordo incompleto può creare problemi su:
- mantenimento;
- figli;
- spese straordinarie;
- casa familiare;
- rapporti economici futuri;
- mancata esecuzione degli obblighi;
- successive richieste di modifica.
Il mio lavoro è aiutarti a chiudere il matrimonio nel modo più rapido possibile, ma anche più sicuro.
In sintesi: quali sono i tempi del divorzio con negoziazione assistita?
I tempi dipendono da tre fattori principali:
- decorrenza dei termini dalla separazione;
- presenza o meno di figli da tutelare;
- completezza dell’accordo e dei documenti.
Se i coniugi sono già separati da almeno 6 mesi o 12 mesi, a seconda del tipo di separazione, e sono d’accordo sulle condizioni, la negoziazione assistita può consentire di divorziare in tempi molto più rapidi rispetto a una causa ordinaria.
FAQ – Domande frequenti sul divorzio con negoziazione assistita
Quanto tempo ci vuole per divorziare con negoziazione assistita?
Se i coniugi sono già separati, sono d’accordo e i documenti sono completi, il divorzio con negoziazione assistita può concludersi in poche settimane. In pratica, spesso occorrono circa 20-45 giorni, ma i tempi possono variare in base alla Procura, al Comune e alla presenza di figli.
Posso divorziare con negoziazione assistita senza andare in Tribunale?
Sì, se c’è accordo tra i coniugi. La procedura si svolge tramite gli avvocati e passa dal controllo della Procura. Non c’è una normale udienza davanti al Giudice, salvo il caso in cui la Procura ritenga necessario trasmettere gli atti al Presidente del Tribunale.
Dopo quanto tempo dalla separazione posso chiedere il divorzio?
Puoi chiedere il divorzio dopo 6 mesi dalla separazione consensuale oppure dopo 12 mesi dalla separazione giudiziale. Questi termini derivano dalla Legge n. 55/2015 sul divorzio breve.
Serve un avvocato per ogni coniuge?
Sì. Nella negoziazione assistita familiare è necessaria l’assistenza di almeno un avvocato per ciascuna parte. Non è sufficiente un unico avvocato per entrambi i coniugi.
Si può fare la negoziazione assistita se abbiamo figli minori?
Sì. La negoziazione assistita può essere utilizzata anche in presenza di figli minori, ma l’accordo deve essere autorizzato dalla Procura, che verifica se le condizioni rispettano l’interesse dei figli.
La Procura può bloccare il divorzio?
La Procura può non autorizzare l’accordo se ritiene che non tuteli adeguatamente i figli o se rileva irregolarità. In alcuni casi può trasmettere gli atti al Presidente del Tribunale, con conseguente allungamento dei tempi.
Il divorzio con negoziazione assistita costa meno di una causa?
Di solito sì, perché evita un procedimento giudiziale ordinario e riduce tempi e attività processuali. Tuttavia il costo dipende dalla complessità dell’accordo, dalla presenza di figli, da questioni economiche e patrimoniali e dall’eventuale accesso al patrocinio a spese dello Stato.
Posso ottenere il gratuito patrocinio per il divorzio?
Sì, se hai i requisiti reddituali previsti dalla legge. Il patrocinio a spese dello Stato consente alla persona non abbiente di essere assistita da un avvocato con spese a carico dello Stato. La verifica va fatta caso per caso.
L’accordo di divorzio si può cambiare dopo?
Sì, ma solo se intervengono circostanze nuove e rilevanti. Ad esempio, una modifica importante del reddito, nuove esigenze dei figli o un cambiamento stabile della situazione personale o familiare.
Cosa succede se uno dei coniugi non rispetta l’accordo?
L’accordo di negoziazione assistita produce effetti analoghi a un provvedimento giudiziale. Se uno dei coniugi non rispetta gli obblighi assunti, l’altro può agire per farli eseguire secondo gli strumenti previsti dalla legge.
