Il divorzio consensuale con figli maggiorenni è possibile quando entrambi i coniugi sono d’accordo sulla fine del matrimonio e sulle condizioni economiche. La presenza di figli maggiorenni non blocca il divorzio, ma cambia molto se i figli sono economicamente autosufficienti oppure no.
Divorzio consensuale con figli maggiorenni: cosa significa
Il cosiddetto “divorzio consensuale” è, tecnicamente, un divorzio congiunto.
Significa che marito e moglie presentano una domanda comune perché hanno già trovato un accordo su:
- scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
- eventuale assegno divorzile tra coniugi;
- mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti;
- casa familiare;
- spese ordinarie e straordinarie;
- eventuali altri accordi economici compatibili con la procedura scelta.
La norma centrale è la Legge n. 898/1970 sul divorzio. Dopo la Riforma Cartabia, il procedimento su domanda congiunta è disciplinato anche dall’art. 473-bis.51 c.p.c.
In pratica: se l’accordo è ben scritto, completo e rispettoso degli interessi dei figli, il divorzio può essere molto più rapido e meno conflittuale rispetto a un giudizio contenzioso.
Si può divorziare se ci sono figli maggiorenni?
Sì. La presenza di figli maggiorenni non impedisce il divorzio consensuale. Il punto decisivo è capire se i figli siano economicamente indipendenti oppure ancora mantenuti dai genitori.
La legge distingue tre situazioni molto diverse:
- figli maggiorenni economicamente autosufficienti;
- figli maggiorenni non economicamente autosufficienti;
- figli maggiorenni con handicap grave o incapaci.
Questa distinzione incide sulla procedura, sui documenti da preparare e sulle condizioni da inserire nell’accordo.
Figli maggiorenni autosufficienti: cosa cambia
Se i figli sono maggiorenni e hanno raggiunto una reale autonomia economica, il divorzio consensuale è generalmente più semplice.
In questo caso, di solito, l’accordo non deve disciplinare:
- affidamento;
- collocamento;
- diritto di visita;
- mantenimento ordinario dei figli;
- calendario genitoriale.
Questi istituti riguardano principalmente i figli minorenni o, in parte, i figli maggiorenni non autosufficienti.
Attenzione però: “maggiorenne” non significa automaticamente “autosufficiente”.
Un figlio può avere 20, 25 o anche più anni ed essere ancora mantenuto dai genitori se studia seriamente, non lavora e non ha ancora raggiunto una reale indipendenza economica.
Figli maggiorenni non autosufficienti: il mantenimento resta possibile
Il figlio maggiorenne non perde automaticamente il diritto al mantenimento solo perché compie 18 anni. Il mantenimento può continuare se non ha ancora raggiunto l’indipendenza economica senza colpa.
Il riferimento principale è l’art. 337-septies c.c., secondo cui il giudice può disporre un assegno periodico in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente.
Di regola, l’assegno viene versato direttamente al figlio maggiorenne, salvo diversa decisione del giudice.
Nel divorzio consensuale, quindi, l’accordo deve chiarire bene:
- se il figlio maggiorenne è ancora economicamente dipendente;
- con quale genitore vive;
- chi paga il mantenimento;
- a quanto ammonta l’assegno;
- se l’importo viene versato al figlio o al genitore convivente;
- come vengono divise le spese straordinarie;
- quali spese richiedono previo accordo;
- da quando decorrono eventuali modifiche.
Un accordo generico crea problemi. Un accordo preciso previene conflitti futuri.
Quando il figlio maggiorenne ha ancora diritto al mantenimento?
Il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne va valutato caso per caso.
In generale, può essere giustificato quando il figlio:
- frequenta seriamente scuola, università o un percorso formativo;
- non ha ancora una reale indipendenza economica;
- si impegna concretamente nella formazione o nella ricerca di lavoro;
- non rifiuta senza motivo occasioni lavorative adeguate;
- non mantiene un atteggiamento di inerzia o disinteresse.
La Cassazione ha chiarito più volte che il mantenimento non può trasformarsi in una rendita senza limiti di tempo.
Con l’aumentare dell’età del figlio, diventa sempre più importante dimostrare che la mancata autosufficienza non dipende da pigrizia, inerzia o rifiuto ingiustificato di lavorare.
Cosa dice la Cassazione sui figli maggiorenni
La giurisprudenza recente è molto chiara: il mantenimento del figlio maggiorenne non è automatico, ma non può nemmeno essere negato in modo superficiale.
Cassazione civile, ordinanza n. 27818/2024
La Cassazione ha ribadito che, per valutare il mantenimento del figlio maggiorenne, bisogna considerare:
- età del figlio;
- percorso di studi o formazione;
- competenze professionali acquisite;
- impegno nella ricerca di lavoro;
- concrete possibilità di autonomia economica.
Più il figlio è adulto, più diventa rigorosa la verifica sulla sua effettiva attivazione per rendersi indipendente.
Cassazione civile, ordinanza n. 3329/2025
La Cassazione ha affermato che l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne non autosufficiente non può essere aggirato unilateralmente.
In particolare, il genitore obbligato non può decidere da solo di sostituire l’assegno con l’ospitalità in casa, se l’accordo o il provvedimento prevede un versamento economico.
Questo principio è importante perché conferma una regola pratica: gli accordi sul mantenimento vanno rispettati fino a quando non vengono modificati legalmente.
Figlio maggiorenne convivente con un genitore: chi riceve l’assegno?
Se il figlio maggiorenne vive ancora con uno dei genitori, l’accordo deve stabilire con precisione a chi viene versato l’assegno di mantenimento.
La legge prevede, come regola generale, il versamento diretto al figlio maggiorenne.
Tuttavia, nella pratica, può essere opportuno prevedere il pagamento al genitore convivente quando quest’ultimo sostiene direttamente le spese quotidiane del figlio, come:
- vitto;
- utenze;
- casa;
- trasporti;
- spese universitarie;
- spese mediche;
- spese ordinarie di vita.
La scelta va costruita bene nell’accordo, evitando formule ambigue.
Casa familiare e figli maggiorenni
La casa familiare può avere ancora rilievo se il figlio maggiorenne non autosufficiente convive stabilmente con uno dei genitori. Se invece i figli sono autonomi, l’assegnazione della casa perde normalmente la sua funzione di tutela della prole.
Nel divorzio consensuale bisogna distinguere:
- casa di proprietà di entrambi;
- casa di proprietà di uno solo;
- casa in locazione;
- casa assegnata già in separazione;
- presenza di figli maggiorenni conviventi non autosufficienti.
L’accordo deve chiarire chi continuerà ad abitare nell’immobile e a quali condizioni.
Se la casa è collegata alla tutela di un figlio maggiorenne non autosufficiente, il tema va trattato con particolare attenzione.
Quale procedura scegliere per il divorzio consensuale con figli maggiorenni
Le strade possibili sono principalmente tre: Tribunale, negoziazione assistita o Comune. La scelta dipende soprattutto dalla situazione dei figli e dal contenuto dell’accordo.
1. Divorzio congiunto in Tribunale
È la soluzione più sicura quando ci sono figli maggiorenni non autosufficienti o condizioni economiche da regolare con precisione.
Il ricorso viene presentato al Tribunale competente e deve contenere le condizioni concordate dai coniugi.
È consigliabile quando bisogna disciplinare:
- mantenimento del figlio maggiorenne;
- spese universitarie o mediche;
- casa familiare;
- assegno divorzile;
- accordi economici articolati;
- rapporti patrimoniali da formalizzare correttamente.
2. Negoziazione assistita da avvocati
La negoziazione assistita è una procedura stragiudiziale prevista dal D.L. n. 132/2014, convertito nella Legge n. 162/2014.
Può essere utilizzata anche in materia di divorzio.
Quando vi sono figli maggiorenni non autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave, l’accordo deve essere trasmesso al Procuratore della Repubblica per il controllo previsto dalla legge.
È una procedura utile quando i coniugi vogliono evitare il giudizio ordinario, ma desiderano comunque un accordo formalizzato con l’assistenza degli avvocati.
3. Divorzio davanti all’Ufficiale dello Stato Civile
Il divorzio in Comune è possibile solo in casi più semplici.
Non è utilizzabile quando vi sono:
- figli minorenni;
- figli maggiorenni incapaci;
- figli maggiorenni portatori di handicap grave;
- figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.
Inoltre, davanti all’Ufficiale dello Stato Civile non si possono inserire patti patrimoniali complessi o trasferimenti di beni.
Per questo motivo, se ci sono figli maggiorenni ancora mantenuti dai genitori, la via del Comune normalmente non è quella corretta.
Dopo quanto tempo si può chiedere il divorzio?
Il divorzio può essere chiesto dopo la separazione, rispettando i termini previsti dalla legge.
In linea generale:
- dopo 6 mesi in caso di separazione consensuale;
- dopo 12 mesi in caso di separazione giudiziale.
Il termine decorre dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale nella separazione, oppure dalla data certificata nell’accordo di negoziazione assistita o nell’accordo davanti all’Ufficiale dello Stato Civile.
Questa regola è prevista dall’art. 3 della Legge n. 898/1970.
Errori da evitare
Nel divorzio consensuale con figli maggiorenni, gli errori più frequenti sono:
- considerare il figlio autosufficiente solo perché ha compiuto 18 anni;
- non indicare se il figlio studia, lavora o cerca lavoro;
- non stabilire chi paga le spese universitarie;
- non distinguere spese ordinarie e straordinarie;
- prevedere assegni non sostenibili;
- dimenticare la casa familiare;
- usare modelli generici trovati online;
- scegliere il Comune quando la situazione richiede Tribunale o negoziazione assistita;
- non verificare i requisiti per il patrocinio a spese dello Stato.
Un divorzio consensuale deve essere semplice, ma non superficiale.
Divorzio consensuale e patrocinio a spese dello Stato
Il divorzio consensuale può essere seguito anche con il patrocinio a spese dello Stato, se il richiedente ha i requisiti di reddito e la domanda non è manifestamente infondata.
Il patrocinio a spese dello Stato è disciplinato dal D.P.R. n. 115/2002.
Il limite reddituale viene aggiornato periodicamente. Con il Decreto del Ministero della Giustizia del 22 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2025, il limite è stato aggiornato a € 13.659,64.
Il reddito da considerare non è sempre una questione automatica. In alcune situazioni si guarda al reddito del nucleo familiare; nelle cause tra coniugi, invece, possono emergere profili di conflitto di interessi che vanno valutati correttamente.
Per questo è importante verificare il caso concreto prima di escludere la possibilità di accedere al beneficio.
Quanto tempo dura un divorzio consensuale con figli maggiorenni?
I tempi dipendono dalla procedura scelta e dal Tribunale competente. Se l’accordo è completo e non ci sono criticità, il divorzio consensuale è normalmente più rapido del divorzio giudiziale.
I tempi possono variare in base a:
- carico di lavoro del Tribunale;
- completezza del ricorso;
- presenza di figli maggiorenni non autosufficienti;
- chiarezza delle condizioni economiche;
- necessità di integrazioni documentali;
- eventuale controllo del Pubblico Ministero;
- scelta tra Tribunale, negoziazione assistita o Comune.
Il modo migliore per ridurre i tempi è preparare un accordo chiaro, sostenibile e completo fin dall’inizio.
Quando conviene rivolgersi a un avvocato
Nel divorzio consensuale l’avvocato non serve solo a “depositare una pratica”.
Serve soprattutto a evitare errori che possono costare molto in futuro.
Ti consiglio di rivolgerti a un avvocato se:
- avete figli maggiorenni ancora studenti;
- un figlio vive con uno dei genitori;
- bisogna stabilire un assegno di mantenimento;
- ci sono spese universitarie o mediche importanti;
- uno dei coniugi chiede un assegno divorzile;
- c’è una casa familiare da regolare;
- ci sono beni comuni;
- vuoi verificare il patrocinio a spese dello Stato;
- vuoi evitare un accordo generico o impugnabile.
Il mio compito, come Avv. Stefano Ruocco, è aiutarti a chiudere il matrimonio in modo ordinato, tutelando i tuoi diritti e prevenendo problemi futuri.
Conclusione
Il divorzio consensuale con figli maggiorenni è possibile e spesso rappresenta la soluzione più rapida e meno conflittuale. Tuttavia, se i figli non sono economicamente autosufficienti, l’accordo deve essere costruito con attenzione.
Non basta scrivere che i figli sono maggiorenni.
Bisogna chiarire se studiano, lavorano, vivono con un genitore, ricevono mantenimento e chi sostiene le spese.
Un accordo ben fatto protegge tutti: i coniugi, i figli e la stabilità futura dei rapporti familiari.
Domande frequenti sul divorzio consensuale con figli maggiorenni
Il divorzio consensuale è possibile se abbiamo figli maggiorenni?
Sì. I figli maggiorenni non impediscono il divorzio consensuale. Bisogna però verificare se sono economicamente autosufficienti o se devono ancora essere mantenuti dai genitori.
Se mio figlio ha 18 anni devo ancora pagare il mantenimento?
Dipende. Il compimento dei 18 anni non fa cessare automaticamente il mantenimento. Se il figlio studia seriamente o non è ancora economicamente indipendente senza colpa, il mantenimento può continuare.
Il mantenimento va pagato al figlio maggiorenne o all’altro genitore?
La regola generale prevede il pagamento diretto al figlio maggiorenne, salvo diversa decisione del giudice o diverso accordo valutato nel procedimento. Se il figlio vive con un genitore, può essere opportuno regolare espressamente il pagamento al genitore convivente.
Possiamo divorziare in Comune se abbiamo figli maggiorenni?
Sì, ma solo se i figli maggiorenni sono capaci, non portatori di handicap grave ed economicamente autosufficienti. Se ci sono figli maggiorenni non autosufficienti, la procedura davanti al Comune non è normalmente utilizzabile.
Cosa succede se il figlio maggiorenne non studia e non cerca lavoro?
Il mantenimento può essere messo in discussione. La Cassazione richiede una valutazione concreta dell’età, del percorso formativo e dell’impegno del figlio nel cercare un’occupazione. Il mantenimento non può durare senza limiti se il figlio resta inattivo senza giustificazione.
Il divorzio consensuale con figli maggiorenni richiede sempre il Tribunale?
Non sempre. In alcuni casi si può procedere con negoziazione assistita o, nei casi più semplici, davanti all’Ufficiale dello Stato Civile. Tuttavia, se ci sono figli maggiorenni non autosufficienti o accordi economici delicati, il Tribunale o la negoziazione assistita sono spesso le strade più corrette.
Quanto tempo serve per ottenere il divorzio consensuale?
Dipende dalla procedura scelta e dal Tribunale competente. Se l’accordo è completo e non ci sono criticità, il divorzio consensuale è di solito molto più rapido rispetto al divorzio giudiziale.
Serve l’accordo dei figli maggiorenni?
Il divorzio riguarda i coniugi, ma se l’accordo incide sul mantenimento del figlio maggiorenne è importante disciplinare bene i suoi diritti. In alcuni casi può essere utile acquisire informazioni o documentazione sulla sua situazione economica, universitaria o lavorativa.
Si può modificare dopo il divorzio il mantenimento del figlio maggiorenne?
Sì. Se cambiano le condizioni economiche dei genitori o del figlio, è possibile chiedere la modifica delle condizioni di divorzio. Ad esempio, se il figlio trova un lavoro stabile, il genitore obbligato può chiedere la revoca o la riduzione dell’assegno.
Posso fare il divorzio consensuale con il patrocinio a spese dello Stato?
Sì, se hai i requisiti previsti dalla legge. Il patrocinio a spese dello Stato consente, nei casi ammessi, di ricevere assistenza legale senza sostenere direttamente i costi dell’avvocato. Lo Studio Legale Avv. Stefano Ruocco può verificare la tua situazione e assisterti anche con questa modalità.
